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Normativa e vantaggi fiscali

Le basi normative del welfare aziendale sono negli articoli del TUIR (testo unico delle imposte sui redditi) ed in particolare negli articoli 51 e 100, che sono stati aggiornati ed ampliati con la Legge di Stabilità nr. 232/2016 e successive modifiche.

Grazie a queste nuove norme, il Welfare aziendale è oggi una realtà in Italia, che consente ai datori di lavoro privati e pubblici di fornire, ai propri collaboratori e ai loro familiari, una serie di servizi e di beni molto importanti per la vita quotidiana, con un valore totalmente detassato sia per l’azienda che per il beneficiario.

La condizione è che venga introdotto un Piano di Welfare aziendale, affinchè questo valore venga conferito non come denaro in contanti, ma sottoforma di servizi.

Welfare aziendale

Elementi distintivi

Con l’ulteriore aggiornamento della normativa a partire dal 2018 i vantaggi sono stati ampliati negli importi ed estesi ai familiari (ad esempio i genitori o i fratelli/sorelle) non conviventi, ma bisognosi di cure ed assistenze perchè anziani o non autosufficienti.

Anche il PdR – premio di risultato, è totalmente esentato da contribuzione e irpef , fino ad un massimo di 3.000 euro per anno, se convertito in spesa welfare.

Quali norme

I riferimenti normativi per il welfare aziendale:

  • Il testo unico delle imposte sui redditi (TUIR) definisce quali servizi di welfare non costituiscono reddito da lavoro dipendente
  • Le leggi di bilancio – stabilità (2016, 2017, 2018) regolamentano la modalità̀ di conversione dei premi di produttività̀ in welfare
  • Le circolari e le risoluzioni dell’agenzia delle entrate interpretano e definiscono puntualmente le norme presenti nel TUIR e nelle leggi di bilancio e stabilità

Quali risorse economiche

Le fonti di finanziamento dei piani di welfare aziendale

Il piano di welfare può essere alimentato con contributi di diversa natura, in particolare:

  • Contributo welfare CCNL: erogazione prevista dal CCNL, obbligatoria per l’azienda e ammontare definito nel CCNL stesso. I CCNL che prevedono contributi obbligatori sono metalmeccanici; unionmeccanica/confapi; orafi, argentieri e gioiellieri; telecomunicazioni; pubblici esercizi; contratto collettivo provinciale industria conciaria (vi)
  • Contributo welfare unilaterale: erogazione a discrezione dell’azienda che ne definisce modalità e importo
  • Conversione premio di risultato: il dipendente sceglie di destinare il suo premio di risultato per l’acquisto di beni e servizi di welfare. Per rendere disponibile questa opzione ai dipendenti è necessario un accordo sindacale con rsu/rsa aziendali, o in loro assenza con i sindacati di categoria, che preveda espressamente la possibilità di convertire il premio su scelta dei lavoratori ed eventuale regolamento attuativo

L’azienda può decidere di finanziare il suo piano di welfare cumulando anche diverse tipologie di contributo. L’erogazione dei contributi viene gestita attraverso strumenti come piattaforme o voucher welfare.

Quali articoli

Categorie dei servizi di welfare (art. 51 e art.100 del TUIR)

Gli art. 51 e 100 del TUIR, legge che regola il welfare, indicano quali sono le categorie dei servizi considerati di welfare aziendale ai fini fiscali e che quindi non contribuiscono a formare reddito da lavoro dipendente.

  • Ricreazione e tempo libero: ingressi cinema e teatri, abbonamenti alla palestra, spa, centri sportivi, impianti sciistici, viaggi, pacchetti esperienze, eventi, spettacoli, attività extrascolastiche.
  • Educazione e istruzione; master, università, corsi di formazione extraprofessionali, corsi di lingua, spese di educazione e di istruzione per i familiari come rette d’iscrizione e frequenza per ogni tipo di scuola, acquisto di libri di testo scolastici, campus estivi, soggiorni e vacanze studio, ludoteche e altri servizi aggiuntivi (per esempio gite d’istruzione e scuolabus).
  • Servizi di baby sitting e servizi di assistenza ai familiari anziani o non autosufficienti (assistenza domiciliare, badanti, assistenza residenziale).
  • Abbonamenti al trasporto pubblico.
  • Prestazioni sanitarie (check up, visite specialistiche, odontoiatriche, riabilitazione, counseling e supporto psicologico).
  • Beni e servizi in natura, buoni spesa per benzina, shopping, e-commerce (entro la soglia dei fringe benefit: 258,23€ all’anno).
  • Contributi di assistenza sanitaria a enti o a case con fine esclusivamente assistenziale (nessun limite quando il contributo deriva dalla conversione del premio di risultato, negli altri casi fino a 3.615,2 € all’anno).
  • Versamenti integrativi a fondi di previdenza (nessun limite quando il contributo deriva dalla conversione del premio di risultato, negli altri casi fino a 5.164,57 € all’anno).

Quali vantaggi

I vantaggi fiscali del welfare aziendale

Per gli importi erogati come welfare aziendale, sono previsti significativi sgravi fiscali e contributivi sia per l’azienda sia per i dipendenti. Requisito essenziale per godere dei benefici fiscali è l’assegnazione dei contributi di welfare alla generalità della popolazione aziendale o a categorie omogenee di dipendenti. Ecco alcuni dei criteri applicabili:

  • Dipendenti che hanno in comune la sede o l’ufficio dove prestano la loro opera
  • Dipendenti che hanno lo stesso livello contrattuale
  • Dipendenti con esigenze sociali, personali e organizzative simili
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